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Sisdca : i disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati

I disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (EDNOS nella terminologia inglese) comprendono da un lato situazioni simili all’anoressia o alla bulimia alle quali manca tuttavia uno dei criteri richiesti per la diagnosi e vengono perciò definite anche sindromi parziali o disturbi sotto soglia, dall’altro una serie di disturbi ancora non completamente definiti e delineati (Tabella III).
Tra le anoressie sottosoglia ve ne è una forma che non presenta, almeno in apparenza, un disturbo dell’immagine corporea. Questo quadro è caratterizzato da una difficoltà a mangiare causata da difficoltà digestive. Le persone che ne soffrono affermano che vorrebbero mangiare ed aumentare di peso, ma non riescono perché, non appena introducono del cibo, compaiono sintomi dolorosi nel tratto gastrointestinale e una fastidiosa sensazione di “avere la pancia gonfia”.
Nella categoria dei disturbi non altrimenti specificati o atipici rientra la sindrome “mastica e sputa” (chewing and spitting): i soggetti che presentano questo disturbo passano parte del loro tempo a masticare grandi quantità di cibo che poi non viene deglutito. Nella nostra esperienza questa situazione è stata riscontrata nel 2-3% circa dei casi giunti alla nostra osservazione. Bisogna considerare che questo disturbo non sempre viene riferito dalla ragazza che prova un senso di colpa e vergogna.

Criteri diagnostici per i Disturbi del Comportamento Alimentare Non Altrimenti Specificati (DSM IV).

La categoria include quei disturbi alimentari che non soddisfano i criteri di nessuno specifico disturbo dell’alimentazione.
Gli esempi includono:

  1. per il sesso femminile, tutti i criteri dell’anoressia nervosa in presenza di un ciclo mestruale regolare.
  2. Tutti i criteri dell’anoressia nervosa risultano soddisfatti e, malgrado la significativa perdita di peso, il peso attuale risulta nei limiti della norma.
  3. Tutti i criteri della bulimia nervosa risultano soddisfatti, tranne il fatto che le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
  4. Un soggetto di peso normale, che si dedica regolarmente ad inappropriate condotte compensatorie dopo aver ingerito piccole quantità di cibo (per esempio induzione del vomito dopo aver mangiato due biscotti).
  5. Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, senza deglutire, grandi quantità di cibo.
Disturbo da alimentazione incontrollata: ricorrenti episodi di abbuffate in assenza delle regolari condotte compensatorie inappropriate tipiche della bulimia nervosa.

Tabella III: Criteri diagnostici per i Disturbi del Comportamento Alimentare EDNOS

Un altro comportamento che rientra in questa categoria è quello della “dieta cronica” (dieting), caratterizzato da un controllo esasperato del peso, da una costante attenzione alla dieta e da sentimenti di angoscia ogni volta che questo varia. Le persone che controllano in questo modo il loro peso svolgono apparentemente una vita normale, che tuttavia risulta polarizzata verso questo unico interesse e viene limitata dalle esigenze della dieta; può risultare molto problematico ad esempio uscire a cena con amici e condurre una vita sociale accettabile.
Il “Binge Eating Disorder” (BED), in italiano definito come “disturbo da alimentazione incontrollata” sta sempre più assumendo le caratteristiche di un quadro clinico ben definito ed autonomo (Tabella IV).

Criteri diagnostici per il Disturbo da Alimentazione Incontrollata o Binge Eating Disorder (BED) (DSM IV)
  1. Episodi ricorrenti di abbuffate compulsive. Un’abbuffata compulsiva è definita dai due caratteri seguenti (entrambi necessari).
    1. Mangiare,in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili.
    2. Senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare durante l’episodio (per esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando).
  2. Gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre dei seguenti caratteri:
    - Mangiare molto più rapidamente del normale;
    - Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;
    - Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
    - Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
    - Provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato troppo.
  3. Le abbuffate compulsive suscitano sofferenza e disagio.
  4. Le abbuffate compulsive avvengono, in media, almeno due giorni la settimana per almeno sei mesi.
Il disturbo non si riscontra soltanto nel corso di anoressia o di bulimia nervosa.
Tabella IV: Criteri diagnostici per il Disturbo da Alimentazione Incontrollata

Questo disturbo è caratterizzato dalla presenza di “abbuffate” non accompagnate però da strategie per compensare l’ingestione di cibo in eccesso. Le persone che manifestano questo disturbo assumono, in un tempo limitato, quantità di cibo esagerate, con la sensazione di perdere il controllo dell’atto del mangiare. Queste situazioni si ripetono anche più volte la settimana anche in momenti in cui non si ha una sensazione fisica di fame. A differenza dalla bulimia non si riscontra il circolo vizioso tra i tentativi di restrizione, l’abbuffata e i comportamenti eliminativi. Il problema principale sembra consistere in una difficoltà a controllare l’impulso ad alimentarsi. Il disturbo da alimentazione incontrollata è correlato all’obesità anche se tale caratteristica non è necessaria per la diagnosi di BED. il BED è presente nel 30% circa dei casi di soggetti obesi che richiedono una cura per la loro situazione e nel 2-3% di tutti i soggetti obesi. È stato inoltre documentato che la presenza del BED è più elevata con il crescere del BMI, in particolare nei soggetti con valori superiori a 40 è quasi sempre presente. La difficoltà ad inquadrare questa situazione è legata alla definizione di abbuffata e ai fattori che possono favorirne la persistenza. L’abbuffata, così come avviene nella bulimia nervosa, viene definita dalla sensazione di perdita di controllo, dal senso di colpa e dai pensieri negativi che la accompagnano. Nei soggetti BED è frequente la presenza di un quadro psicologico problematico caratterizzato dalla depressione, dall’insoddisfazione corporea e da un comportamento alimentare variamente disturbato. Negli obesi BED i disturbi dell’umore e altri quadri psicopatologici sembrano essere presenti in circa l’80% dei casi. I soggetti BED possono essere collocati in una situazione intermedia, per la loro complessità clinica e per la gravità medica, tra la BN e l’obesità senza episodi di binge eating (iperalimentazione incontrollata).

Complicazioni di tipo medico

Generalmente le abbuffate in questo tipo di disturbo sono meno esasperate di quelle che si ritrovano nella bulimia e non vi sono i comportamenti purgativi. Le complicanze sono legate pertanto all’aumento significativo del peso corporeo cui questi soggetti vanno incontro e sono quelle tipiche dell’obesità.
Il diabete si riscontra in misura tre volte maggiore nelle persone obese rispetto a quelle normopeso; il rischio è superiore quando esiste una familiarità positiva per diabete.
L’ipercolesterolemia aumenta il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari. Sembra che l’obesità sia correlata ad un aumento del colesterolo nel sangue fino a 40-50 anni, dopodiché non sembra esistano differenze significative con i soggetti normopeso.
L’ipertensione arteriosa è presente in circa il 35-45% degli obesi, percentuale più che doppia rispetto alla popolazione generale. I rischi correlati sono rappresentati dall’infarto al miocardio, dall’ictus e dalle malattie renali.
La malattia coronarica (infarto) rappresenta la principale causa di morte in Italia ed è dovuta alla riduzione del flusso sanguigno nelle coronarie.
Le alterazioni della funzione respiratoria si verificano più frequentemente negli uomini in particolar modo quando il peso eccede del 50% il peso ideale e il grasso è presente soprattutto a livello addominale (obesità viscerale). Le conseguenze sono rappresentate dalle apnee notturne e da colpi di sonno durante il giorno, tale quadro comporta un aumentato rischio di morte improvvisa.
L’obesità comporta un rischio maggiore di mortalità per tumori. Si ritiene che un eccesso di peso del 40% rispetto al peso ideale comporti un aumento del rischio del 33% negli uomini (stomaco, colon, retto, pancreas) e del 55% nelle donne (colecisti e vie biliari, seno, utero e ovaie).
Infine, l’aspettativa di vita e la qualità della stessa è fortemente compromessa nelle persone obese. Un miglioramento consistente delle proprie condizioni di salute è già ottenibile con una modesta riduzione di peso, pari al 10% dello stesso.